Eredità digitale

Oltre alla tutela dell’identità digitale durante la vita del soggetto titolare, è opportuno interrogarci sulla sorte dei dati, in particolare dei beni e dati digitali, dopo la morte. Tale tematica oggi assume una grande rilevanza poiché i soggetti hanno una o più identità digitali ma, soprattutto, detengono beni che possono essere oggetto di eredità. Tale questione si pone nel diritto delle successioni a causa di morte e ed è caratterizzata, però, da una dissociazione tra l’esistenza biologica dell’individuo e la sua “persona elettronica”. Quest’ultima non si dissolve con la morte del soggetto ma resta nella rete.

Questo è solo uno dei profili che attiene alla tutela dei dati digitali dopo la morte in quanto, i quesiti da porsi sono molteplici: qual è la sorte della corrispondenza elettronica del defunto? Di chi sono i dati personali lasciati in cloud da un defunto? Se un utente possiede monete virtuali, a chi ed in che misura spettano agli eredi?

La tutela dei dati personali, assume una rilevanza anche dopo la morte del soggetto, in quanto è necessario analizzare il problema del controllo postumo sui dati personali che risultano dispersi in una molteplicità di luoghi virtuali. Secondo l’art. 9 comma 3 del D.Lgs. 196/2003, “i diritti di cui all’art. 7 riferiti a dati personali concernenti persone decedute possono essere esercitati da chi ha un interesse proprio, o agisce a tutela dell’interessato o per ragioni familiari meritevoli di protezioni”. Tale norma è significativa in quanto si contempla da un lato i soggetti che hanno un interesse proprio,

come un legittimario pretermesso, dall’altro coloro i quali operano come “fiduciari del defunto” o che agiscono per la tutela del nucleo familiare.

È importante capire chi e secondo quali regole è chiamato a succedere nei beni digitali del defunto.

Tale interrogativo non è privo di difficoltà, in quanto i beni digitali possono avere natura eterogenea. Pensiamo alla creazione di profili su social network come Facebook, la creazione di indirizzi di posta elettronica, le banche dati, i file di testo, le immagini, la musica, gli account aperti su siti commerciali. Ognuna di queste attività fa parte del “patrimonio digitale del debitore” che può essere oggetto di successione.

Nel nostro ordinamento, la successione per causa di morte determina di regola il trasferimento delle posizioni contrattuali del defunto agli eredi.[3] Tale principio è oggetto di deroghe a seconda dei casi che si prospettano.

Nel campo della successione digitale, risultano confermati sia il principio che le deroghe. La regola generale che si deve seguire è quella secondo la quale gli eredi succedono a tutti i rapporti negoziali in atto, assumendo i medesimi diritti ed i medesimi obblighi che sussistevano in capo al de cuius. Secondo tale impostazione, si possono ritenere trasmissibili tanto la posizione  di parte in un contratto di accesso ad internet stipulato con un operatore telefonico, tanto quella relativa all’utilizzo di una banca dati online.

Il Notariato italiano, che si occupa della questione da diversi anni (le prime istruzioni in materia diramate ai notai italiani risalgono al 2007) ha avviato un tavolo di lavoro con Microsoft e Google al fine di sviluppare un protocollo che consenta a chi vive in Italia di risolvere problemi di eredità digitale interagendo in modo semplice e non troppo costoso con gli operatori della Rete (Decalogo Eredità Digitale).

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *